Mauro Covacich Scrive/Corre/Vive
da IL PICCOLO , MARTEDÌ, 23 MARZO 2010
UN’OPERA DI VIDEO LETTERATURA
La maratona di Covacich come specchio del vivere

di ALESSANDRO MEZZENA LONA
Da giovedì a domenica, l’Auditorium Parco della Musica di Roma si trasforma in una grande festa tutta dedicata al mondo del libro. È ”Libri Come”, la grande festa del libro e della lettura visti da dietro le quinte, nata da un’idea di Marino Sinibaldi. Complessivamente 360 partecipanti. Ad aprire sarà lo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor (nella foto). Tra gli altri Muriel Barbery, Chico Buarque, Philippe Forest, Cees Noteboom, Slavoj Zizek.
Si può scrivere un romanzo con il corpo. Senza penna, senza computer. Mettendo se stessi in primo piano, evitando di nascondersi dietro un personaggio. Eliminando, per una volta, anche il filtro delle parole. Mauro Covacich lo ha fatto, lasciando che fosse una telecamera a testimoniare la nascita di questa sua opera di video letteratura.
”L’umiliazione delle stelle”, questo il titolo, è nata da un frammento dell’ultimo romanzo di Covacich, ”Prima di sparire”, pubblicato da Einaudi nel 2008. Lì, Dario Rensich, il protagonista e alter ego letterario dello scrittore triestino, decideva di correre una maratona sul tapis roulant per realizzare una performance artistica racchiusa in un video. Covacich ha trasformato quella pagina narrativa in un’avventura in cui riflettere, quasi fosse uno specchio, la verità e la menzogna di esistere, di scrivere. Ha corso 42 chilometri e 195 metri, come aveva già fatto negli anni scorsi su strada prima a Venezia, poi a New York. Questa volta, però, non si è spostato da una palestra. Ha sfidato il muro delle tre ore e venti sgambettando su uno di quei nastri meccanici che girano e girano. E si fermano solo quando il limite programmato è stato raggiunto.
”L’umiliazione delle stelle” verrà presentato in anteprima giovedì, alle 19, a Roma. Il video sarà trasmesso in loop durante il corso della manifestazione ”Libri Come”, all’interno dell’Auditorium. Prodotto dalla Fondazione Claudio Buziol di Venezia in QuickTime formato H264, con la collaborazione della casa editrice Einaudi, verrà commercializzato dal Magazzino d’Arte Moderna di Roma, dove verrà proiettato dal 30 marzo. Ad aprile, poi, sarà visibile anche a Palazzo Mangilli Valmarana di Venezia, sede della Fondazione Buziol. In seguito, si sposterà a Milano, Bologna e Torino. Su internet si può vedere in anteprima il backstage del video.
«Potrei dire che ho realizzato ”L’umiliazione delle stelle” assecondando un’ossessione - spiega Mauro Covacich -. Perché ho seguito una spirale autobiografica che è partita dal romanzo ”A perdifiato”, è proseguita in ”Fiona” e mi ha portato a entrare addirittura in prima persona nella storia di ”Prima di sparire”. Dopo tanti anni, mi sembrava che fosse impossibile andare oltre».
In che senso?
«Mi chiedevo: quale può essere il passo successivo? Come posso proseguire questo interrogarsi sul sé dopo sette, otto anni. Dopo tre romanzi? ”Prima di sparire”, tutto sommato, è un libro sul rarefarsi della scrittura. Un romanzo che racconta il tentativo fallito di scrivere un romanzo».
Allora ha deciso di fermarsi?
«Sì, mi sono fermato fino a quando un pensiero ha iniziato a ossessionarmi. Mi dicevo che continuando questa spirale autobiografica, se io ero entrato nella materia narrativa dei miei romanzi, Dario Rensich, il protagonista di quei libri, era pronto per uscire dalle pagine. Per materializzarsi».
La premonizione del video era già contenuta in ”Prima di sparire”…
«Proprio così. La scrittura, come in certa arte giapponese, può diventare espressione del corpo. Mi dicevo: potrei prestare il mio corpo a Dario Rensich e permettergli un’epifania. Un’incarnazione. Continuando il gioco che ho iniziato nei libri tra persona e personaggio, realtà e finzione, romanzo e vita».
Con questo video, però, si avvicina anche alla body art. Il corpo come oggetto d’arte…
«Ma, in fondo, ”Prima di sparire” è un romanzo che ha come modello più l’arte che la letteratura. L’ambizione di quel libro, infatti, era di portare in scena un pezzo di vita e trasformarlo in un’opera. Che poi, se vogliamo, è proprio ciò che fanno i performer».
Il germe c’era, doveva solo fiorire?
«A un certo punto è fiorito. Aveva bisogno, però, di crescere senza fretta. Infatti, dopo la pubblicazione del libro ho lasciato che seguisse un periodo di silenzio. Di lontananza anche dai giornali con cui collaboro».
Quel silenzio che cosa le ha suggerito?
«In un primo tempo, l’idea che la scrittura non avesse più la possibilità di ripartire. Di rinascere. Questo progetto, che ho intitolato ”L’umiliazione delle stelle” proprio come nel libro, è servito a sbloccarmi. Dopo, ho ricominciato a scrivere».
Lei ha corso due maratone vere: a Venezia e a New York. Ma com’è sciropparsi 42 chilometri su un tapis roulant?
«Cerco di essere molto enigmatico su come è stato realizzato il video, e su tutta la preparazione che sta attorno, perchè lo racconterò nel libro che sto scrivendo. Comunque, uno dei primi problemi è che correndo così a lungo sul tapis rischi di provocarti una labirintite».
Perché?
«Un medico mi ha spiegato che a mettere a dura prova è il prolungarsi di una sorta di cortocircuito percettivo tra quello che il corpo avverte, cioè il mondo in movimento attorno a te, e quello che registra invece l’occhio, a cui si presenta una situazione di immobilità. Il cervello può accettare, gestire questa situazione solo per un po’ di tempo. Ma quanto, prima di andare in tilt?».
Rischiava di perdere l’orientamento?
«Non a caso tendo a presentare questo progetto come un romanzo d’avventura. Partendo, iniziando a correre, vedevo davanti a me solo una grande incognita. Non avevo fatto dei test, non ero sicuro di arrivare fino in fondo. In palestra, sul tapis, non ho mai corso per più di un’ora».
Ha saltato quindi i classici ”lunghi” che si fanno preparando una maratona?
«Mi sono sempre allenato su strada. I ”lunghi” li ho fatti all’aria aperta, perché in palestra andavo solo per prendere confidenza con il tapis».
Chi guarderà il video, che cosa vedrà?
«Un’inquadratura fissa. Un ininterrotto piano sequenza nel quale è contenuta la testimonianza della mia lunghissima corsa. Mi avevano proposto di utilizzare più telecamere, di inserire degli effetti».
Ha rifiutato?
«Volevo che il video fosse la testimonianza del gesto. Perchè se stacco sul dettaglio di una gamba, o inquadro solo i piedi che corrono, chi guarda è legittimato a pensare che in quel momento te ne sei andato via per bere una bibita».
Mai rischiato di addormentarsi?
«Impossibile, anche se nel video a un certo punto dico che vorrei dormire. E in ogni caso, si crea un aspetto ipnotico. Davanti a me c’era un grande specchio che doveva servire a tenermi in equilibrio. A non sbagliare l’assetto di corsa. Io, però, non ho voluto realizzare una performance, ma qualcosa che avesse continuità con il mio lavoro di scrittore».
I suoi libri hanno sempre cercato di raccontare la menzogna dell’essere, ma anche la verità…
«In ”Prima di sparire” credo che il lettore provi la sensazione di partecipare a una storia in cui c’è una totale trasparenza. Inserita in una cornice letteraria, quindi per forza di cose finta. Perchè, in fondo, sono io che scelgo che cosa raccontare e come».
Come entra la finzione in un video così ”vero”?
«C’è la postroduzione, l’inserimento dei dati biometrici. Insomma, anche qui c’è una cornice di effetti che ti fa capire che stai guardando un’opera, e non la realtà».
Si muove tra smascheramento e finzione?
«Da un lato c’è una tensione verso la rivelazione totale, l’autosmascheramento. Dall’altro lato, però, mostro anche l’impossibilità di tutto questo. Insomma, la stessa sensazione la puoi provare quando guardi un film hard. Il mio video ha, se vogliamo, dei tratti ”pornografici”».
In che senso ”pornografici”?
«Al centro del video c’è un corpo che mostra se stesso nella sua situazione più palese, sfigurata, imbarazzante. Come nelle scene porno, in cui vedi tutto, ma ti rendi conto che non sai niente di chi guardi fare sesso in diretta. Perché gli attori restano chiusi dentro il loro mistero».
Dopo Roma, il video andrà a Venezia, Milano, Bologna e Torino. E Trieste?
«È la mia città, credo di avere dimostrato in diverse occasione di amarla. Ma mi sono un po’ stufato di corteggiarla. Ho fatto mille tentativi per coinvolgerla nei miei progetti, senza successo. Questo video l’ho proposto per primo a un gallerista triestino, che dopo un grande entusiasmo iniziale non si è più fatto vivo. Non so che dire: forse chi se ne va da Trieste viene considerato come uno che ha tradito. Però è molto triste. E scoraggiante».
Mauro Covacich Scrive/Corre/Vive
da IL PICCOLO , MARTEDÌ, 23 MARZO 2010
UN’OPERA DI VIDEO LETTERATURA
La maratona di Covacich come specchio del vivere

di ALESSANDRO MEZZENA LONA
Da giovedì a domenica, l’Auditorium Parco della Musica di Roma si trasforma in una grande festa tutta dedicata al mondo del libro. È ”Libri Come”, la grande festa del libro e della lettura visti da dietro le quinte, nata da un’idea di Marino Sinibaldi. Complessivamente 360 partecipanti. Ad aprire sarà lo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor (nella foto). Tra gli altri Muriel Barbery, Chico Buarque, Philippe Forest, Cees Noteboom, Slavoj Zizek.
Si può scrivere un romanzo con il corpo. Senza penna, senza computer. Mettendo se stessi in primo piano, evitando di nascondersi dietro un personaggio. Eliminando, per una volta, anche il filtro delle parole. Mauro Covacich lo ha fatto, lasciando che fosse una telecamera a testimoniare la nascita di questa sua opera di video letteratura.
”L’umiliazione delle stelle”, questo il titolo, è nata da un frammento dell’ultimo romanzo di Covacich, ”Prima di sparire”, pubblicato da Einaudi nel 2008. Lì, Dario Rensich, il protagonista e alter ego letterario dello scrittore triestino, decideva di correre una maratona sul tapis roulant per realizzare una performance artistica racchiusa in un video. Covacich ha trasformato quella pagina narrativa in un’avventura in cui riflettere, quasi fosse uno specchio, la verità e la menzogna di esistere, di scrivere. Ha corso 42 chilometri e 195 metri, come aveva già fatto negli anni scorsi su strada prima a Venezia, poi a New York. Questa volta, però, non si è spostato da una palestra. Ha sfidato il muro delle tre ore e venti sgambettando su uno di quei nastri meccanici che girano e girano. E si fermano solo quando il limite programmato è stato raggiunto.
”L’umiliazione delle stelle” verrà presentato in anteprima giovedì, alle 19, a Roma. Il video sarà trasmesso in loop durante il corso della manifestazione ”Libri Come”, all’interno dell’Auditorium. Prodotto dalla Fondazione Claudio Buziol di Venezia in QuickTime formato H264, con la collaborazione della casa editrice Einaudi, verrà commercializzato dal Magazzino d’Arte Moderna di Roma, dove verrà proiettato dal 30 marzo. Ad aprile, poi, sarà visibile anche a Palazzo Mangilli Valmarana di Venezia, sede della Fondazione Buziol. In seguito, si sposterà a Milano, Bologna e Torino. Su internet si può vedere in anteprima il backstage del video.
«Potrei dire che ho realizzato ”L’umiliazione delle stelle” assecondando un’ossessione - spiega Mauro Covacich -. Perché ho seguito una spirale autobiografica che è partita dal romanzo ”A perdifiato”, è proseguita in ”Fiona” e mi ha portato a entrare addirittura in prima persona nella storia di ”Prima di sparire”. Dopo tanti anni, mi sembrava che fosse impossibile andare oltre».
In che senso?
«Mi chiedevo: quale può essere il passo successivo? Come posso proseguire questo interrogarsi sul sé dopo sette, otto anni. Dopo tre romanzi? ”Prima di sparire”, tutto sommato, è un libro sul rarefarsi della scrittura. Un romanzo che racconta il tentativo fallito di scrivere un romanzo».
Allora ha deciso di fermarsi?
«Sì, mi sono fermato fino a quando un pensiero ha iniziato a ossessionarmi. Mi dicevo che continuando questa spirale autobiografica, se io ero entrato nella materia narrativa dei miei romanzi, Dario Rensich, il protagonista di quei libri, era pronto per uscire dalle pagine. Per materializzarsi».
La premonizione del video era già contenuta in ”Prima di sparire”…
«Proprio così. La scrittura, come in certa arte giapponese, può diventare espressione del corpo. Mi dicevo: potrei prestare il mio corpo a Dario Rensich e permettergli un’epifania. Un’incarnazione. Continuando il gioco che ho iniziato nei libri tra persona e personaggio, realtà e finzione, romanzo e vita».
Con questo video, però, si avvicina anche alla body art. Il corpo come oggetto d’arte…
«Ma, in fondo, ”Prima di sparire” è un romanzo che ha come modello più l’arte che la letteratura. L’ambizione di quel libro, infatti, era di portare in scena un pezzo di vita e trasformarlo in un’opera. Che poi, se vogliamo, è proprio ciò che fanno i performer».
Il germe c’era, doveva solo fiorire?
«A un certo punto è fiorito. Aveva bisogno, però, di crescere senza fretta. Infatti, dopo la pubblicazione del libro ho lasciato che seguisse un periodo di silenzio. Di lontananza anche dai giornali con cui collaboro».
Quel silenzio che cosa le ha suggerito?
«In un primo tempo, l’idea che la scrittura non avesse più la possibilità di ripartire. Di rinascere. Questo progetto, che ho intitolato ”L’umiliazione delle stelle” proprio come nel libro, è servito a sbloccarmi. Dopo, ho ricominciato a scrivere».
Lei ha corso due maratone vere: a Venezia e a New York. Ma com’è sciropparsi 42 chilometri su un tapis roulant?
«Cerco di essere molto enigmatico su come è stato realizzato il video, e su tutta la preparazione che sta attorno, perchè lo racconterò nel libro che sto scrivendo. Comunque, uno dei primi problemi è che correndo così a lungo sul tapis rischi di provocarti una labirintite».
Perché?
«Un medico mi ha spiegato che a mettere a dura prova è il prolungarsi di una sorta di cortocircuito percettivo tra quello che il corpo avverte, cioè il mondo in movimento attorno a te, e quello che registra invece l’occhio, a cui si presenta una situazione di immobilità. Il cervello può accettare, gestire questa situazione solo per un po’ di tempo. Ma quanto, prima di andare in tilt?».
Rischiava di perdere l’orientamento?
«Non a caso tendo a presentare questo progetto come un romanzo d’avventura. Partendo, iniziando a correre, vedevo davanti a me solo una grande incognita. Non avevo fatto dei test, non ero sicuro di arrivare fino in fondo. In palestra, sul tapis, non ho mai corso per più di un’ora».
Ha saltato quindi i classici ”lunghi” che si fanno preparando una maratona?
«Mi sono sempre allenato su strada. I ”lunghi” li ho fatti all’aria aperta, perché in palestra andavo solo per prendere confidenza con il tapis».
Chi guarderà il video, che cosa vedrà?
«Un’inquadratura fissa. Un ininterrotto piano sequenza nel quale è contenuta la testimonianza della mia lunghissima corsa. Mi avevano proposto di utilizzare più telecamere, di inserire degli effetti».
Ha rifiutato?
«Volevo che il video fosse la testimonianza del gesto. Perchè se stacco sul dettaglio di una gamba, o inquadro solo i piedi che corrono, chi guarda è legittimato a pensare che in quel momento te ne sei andato via per bere una bibita».
Mai rischiato di addormentarsi?
«Impossibile, anche se nel video a un certo punto dico che vorrei dormire. E in ogni caso, si crea un aspetto ipnotico. Davanti a me c’era un grande specchio che doveva servire a tenermi in equilibrio. A non sbagliare l’assetto di corsa. Io, però, non ho voluto realizzare una performance, ma qualcosa che avesse continuità con il mio lavoro di scrittore».
I suoi libri hanno sempre cercato di raccontare la menzogna dell’essere, ma anche la verità…
«In ”Prima di sparire” credo che il lettore provi la sensazione di partecipare a una storia in cui c’è una totale trasparenza. Inserita in una cornice letteraria, quindi per forza di cose finta. Perchè, in fondo, sono io che scelgo che cosa raccontare e come».
Come entra la finzione in un video così ”vero”?
«C’è la postroduzione, l’inserimento dei dati biometrici. Insomma, anche qui c’è una cornice di effetti che ti fa capire che stai guardando un’opera, e non la realtà».
Si muove tra smascheramento e finzione?
«Da un lato c’è una tensione verso la rivelazione totale, l’autosmascheramento. Dall’altro lato, però, mostro anche l’impossibilità di tutto questo. Insomma, la stessa sensazione la puoi provare quando guardi un film hard. Il mio video ha, se vogliamo, dei tratti ”pornografici”».
In che senso ”pornografici”?
«Al centro del video c’è un corpo che mostra se stesso nella sua situazione più palese, sfigurata, imbarazzante. Come nelle scene porno, in cui vedi tutto, ma ti rendi conto che non sai niente di chi guardi fare sesso in diretta. Perché gli attori restano chiusi dentro il loro mistero».
Dopo Roma, il video andrà a Venezia, Milano, Bologna e Torino. E Trieste?
«È la mia città, credo di avere dimostrato in diverse occasione di amarla. Ma mi sono un po’ stufato di corteggiarla. Ho fatto mille tentativi per coinvolgerla nei miei progetti, senza successo. Questo video l’ho proposto per primo a un gallerista triestino, che dopo un grande entusiasmo iniziale non si è più fatto vivo. Non so che dire: forse chi se ne va da Trieste viene considerato come uno che ha tradito. Però è molto triste. E scoraggiante».
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