Lettera A Filippo Facci
( nota: il post cui questa Lettera si riferisce e’ questo: http://www.ilpost.it/filippofacci/2010/10/08/belpietro-porro-eccetera/ )
Caro Facci, la deriva cui e’ giunta - ma non smettera’, temo, di scivolare ulteriormente, come una sfera di piombo ( di bit e di onde ) su un piano ( gia’ ) inclinato cui il peso crescente e in accumulazione oggettiva conferisce accellerazione, e violenza crescente, esito e conflagrazione finale - tale attuale deriva non potrebbe oggi venir meglio espressa dalla lettura comparata del suo pezzo su ilPost, commenti inclusi e evidenziati, e l’editoriale di Ostellino, ” Fine della Politica, sul Corriere.
Lo stato delle cose, antropologico e culturale, nel nostro paese e’ sconfortante. E se , come scrive PO, una ripresa di senso e misura, di responsabilità e competenza, di civiltà e comprensione e’ impossibile fra i politici e intellighentia cui e’ necessaria quanto dovuta, figuriamoci fra i troppi che ” si gonfiano di idee altrui ” e disseminano - irresponsabili ma poco meno colpevoli, e altrettanto dannosi - di confusione mascherata da saccenza, commenti ( e voti ! ) che appunto accumulano peso a quello già gravoso rappresentato dalla storia sociale e politica del Paese.
Della Questione Porro/Apisella potrei solo dire , dunque, che e’ un’orma sulla pista tracciata, e che - per motivi individuali: fisiognomici, di linguaggio e comportamento, oltre che basandomi sulla mia visione delle Precedenti Puntate dei Due Giornalisti ” previously on the right wing ” - Belpietro mi da meno, molto meno affidamento di Porro, e che di Woodcock ( se non c’e’ ancora, un nome cosi’ sarebbe adatto a un telefilm, ma serie Shaft’ o twilight zone ) , come il direttore Sofri, non mi fido affatto, salvo prove ( omen ) contrarie.
Ma queste sarebbero solo impressioni, e non opinioni. E per quanto abbia imparato a fidarmi di loro ( con errori di percorso, dai quali ho imparato, e sulla lunga distanza con le impressioni ci prendo più che con le opinioni su fatti di cui non sono esperto ) , beh : un giudizio no, non lo so dare. Resta il fatto che il suo Post mi ha dato elementi apprezzabili per farmi ragionare, e dunque valutare meglio questa faccenda, che come ho scritto gia’, e’ un epifenomeno di un gia’ compromesso stato di cose.
Resto curioso dell’opinione ” che per ora tiene per se’ ” sul mancato/sventato/deviato attentato a Belpietro ( qui siamo nei pressi di James Tont, o di Austin Powers, ne converra’ ) .
La lascio con un rimprovero condizionato e una domanda: la sua reazione verbals-muscolare e’ stata odiosa e inopportuna, non si risponde cosi’ a una provocazione, lei dovrebbe averlo imparato. La domanda e’ per una sua, una vostra ( giornalisti, direttori, cronisti, operatori exitoriali… ) riflessione pubblica sulle vostre responsabilita’ e irresponsabilita’, sul come cercare di superarle, o di evitarle. Dopo tutto, dopo la fine ci sara’ molto da fare, e lavorare gia’ adesso per quell’allora potrebbe almeno aiutare a non disperare. O almeno a far passare meglio il tempo che - come si sa - tiene le sue nuttate…
Cordiali saluti,
Valerio Fiandra.